Un vecchio saggio una volta disse “Puoi avere qualsiasi cosa nella vita se sacrifichi tutto per quella cosa”.

Quello che il saggio intendeva dire è che ogni cosa ha un prezzo, quindi prima di affrontare una battaglia è meglio decidere quanto si è disposti a perdere. Molto spesso fare quello che ti far star bene non significa fare ciò che è giusto. E aprirsi a qualcuno significa abbattere i muri che hai costruito per tutta la vita. Ovviamente i sacrifici più duri sono quelli che ci piombano addosso all’improvviso, quando non c’è tempo di escogitare una strategia, di fare una scelta, o di valutare le potenziali perdite. Quando questo accade, quando è la battaglia a scegliere noi e non viceversa allora il sacrificio diventa più grande di quanto riusciamo a sopportare.

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NON PERDERE MAI LA SPERANZA…( DA LEGGERE TUTTA…NE VALE LA PENA)

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Allo stremo delle sue forze, un uomo ha rivolto contro se stesso un’arma da fuoco ponendo fine alla sua stessa vita. Sentendo lo sparo, il vicino è entrato nell’appartamento e insieme al cadavere, ha trovato una lettera così scritta: «Non sono riuscito a sopportare. Ho passato tutta la notte come un pazzo in mezzo alla strada, camminando a piedi in quanto non ero in condizioni di guidare. Ho perso il lavoro per una ingiustizia fatta contro di me. Non ne ho fatta una giusta. Ieri mi hanno chiamato per avvisarmi che la mia casetta in campagna ha preso fuoco. C’era il rischio di perdere questo appartamento perché non ero riuscito a pagare le rate per problemi di finanze. Mi è rimasta solo una macchina, così consumata da non valere nulla. Mi sono allontanato da tutti i miei amici per la vergogna di questa umiliante situazione, e adesso arrivando a casa, non ho trovato nessuno. Sono stato lasciato e hanno portato via persino i miei vestiti migliori! Chi mi troverà, farà quel che dovrà. Chiedo perdono».

Il vicino si è diretto al telefono per chiamare la polizia e quando sono arrivati, un poliziotto ha visto che c’era un messaggio in segreteria. Era la voce della moglie del morto, che diceva così: Ciao amore, sono io! Chiama la tua ditta! L’inganno è stato riconosciuto ti stanno richiamando al tuo posto per la settimana prossima. Il proprietario dell’appartamento ha detto che ha una buona offerta da farci per non farcelo perdere! Siamo nella nostra casetta in campagna. La storia dell’incendio era una beffa! Stiamo organizzando coi nostri amici i festeggiamenti per tutto ciò. Baci! Ah, dimenticavo… ho già messo i tuoi vestiti migliori nel bagagliaio della tua auto, ti aspetto!!!

Vedi, nell’ultimo minuto è meglio riflettere ancora per un minuto!
Non perdere mai la speranza, per quanto gravi siano le circostanze. La promessa di Dio è questa: «Tu non temere, perché IO sono con te; non ti smarrire perché IO sono il tuo Dio; IO ti fortifico, IO ti soccorro, IO ti sostengo con la destra della mia giustizia» (Rif. Libro del profeta Isaia Cap.41 verso 10). Perciò, cari amici, nell’ultimo minuto, fermati a riflettere ancora un minuto!

(WEB)

I più forti sono quelli che piangono la notte, in silenzio,

Schermata-2014-09-29-alle-12.45.44senza farsi vedere né sentire da nessuno. I più forti sono quelli che, se chiedi loro come stanno ti rispondo “Tutto bene, grazie.” con un sorriso a trentadue denti, anche se stanno morendo. I più forti sono quelli che non si asciugano le lacrime, ma le fanno scorrere sul viso, finché non cadono per terra. I più forti sono quelli che non chiedono aiuto, ma sarebbero i primi ad avere bisogno di essere salvati. I più forti sono quelli che hanno imparato a convivere con il loro dolore. I più forti sono quelli che sono caduti tante, troppe volte. E sono sempre riusciti a rialzarsi.

(cit.)

Venti cose che solo chi è cresciuto in una famiglia del sud può capire (leggetela tutta )

nonni-madia#1. Quando inizi una nuova relazione sentimentale tuo zio viene a saperlo prima di te.

#2. Ci sono sempre dei parenti dall’America da salutare al telefono.

#3. A Pasqua ti siedi a tavola alle 11 e ti alzi alle 23, sempre se il tuo fisico regge.

#4. Non esistono segreti.

#5. Un pranzo in famiglia è più rumoroso del carnevale di Rio.

#6.Quando fai un viaggio in treno di più di cento chilometri ti preparano un fagotto con due parmigiane, sedici arancini e quattro panini.

#7. Ogni anno tra il 24 dicembre e il 7 gennaio ingrassi giusto di quei quindici chili.

#8. Raramente ti è capitato di sentire pronunciare il tuo nome da tua mamma a una potenza inferiore ai 280 decibel.

#9. Se fai un viaggio a Torino tua nonna ti chiede di salutargli il nipote della vicina che vive a Mestre.

#10. Quando c’è un battesimo o una cresima in vista, i due mesi precedenti devi prepararti atleticamente e psicologicamente se vuoi sopravvivere.

#11. I tuoi parenti sono così numerosi che a volte sospetti si riproducano per mitosi.

#12. Un matrimonio tra pochi intimi significa un minimo di 170 invitati.

#13. C’è sempre un cane da scendere o una spesa da salire.

#14. Il rito della partita a tressette è più solenne dell’incoronazione di Carlo Magno.

#15. Anche se pesi 120 Kg per i nonni sei sempre sciupato.

#16. Non esistono cugini ma solo altri fratelli.

#17. Ogni membro della tua famiglia ti chiede quando ti sposerai almeno sei volte al giorno.

#18. A capodanno tuo zio ha più fuochi d’artificio in macchina che la Casa Bianca il 4 luglio.

#19. Può esserci anche la crisi del’29 ma durante le festività c’è sempre abbastanza cibo per un paio di reggimenti.

#20. A volte vorresti scappare via da tutto il caos casalingo per poi renderti conto che non potresti fare a meno di quel calore per neanche dieci minuti.
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L’UOMO CHE NON CREDEVA NELL’AMORE

1150818_665133333601034_7289760198319184134_nVoglio raccontarvi una storia molto antica su un uomo che non credeva nell’amore.
Si trattava di un uomo comune, proprio come voi e me, ma ciò che lo rendeva speciale era il suo modo di pensare: era convinto che L’AMORE NON ESISTESSE.
Naturalmente l’aveva cercato a lungo, aveva osservato le persone intorno a sé, trascorrendo gran parte della vita in cerca d’amore, solo per scoprire che l’amore non esisteva.
Dovunque andasse, diceva a tutti che l’amore è soltanto un’invenzione dei poeti e delle religioni, usata per manipolare la debole mente umana, per controllare le persone. Diceva che l’amore non è reale, e per questo è impossibile trovarlo quando lo si cerca.
Era un uomo molto intelligente e riusciva ad essere convincente. Lesse una quantità di libri, frequentò le migliori università e diventò un rinomato studioso. Poteva parlare ovunque, davanti a qualunque pubblico, e la sua logica era inoppugnabile. Diceva che l’amore è come una droga: ti fa sentire bene, ma crea una dipendenza.
E cosa succede se una persona diventa dipendente dall’amore, e poi non riceve la sua dose quotidiana? Quell’uomo diceva che la maggior parte dei rapporti d’amore è come il rapporto che c’è tra un tossicodipendente e il suo spacciatore.
Quello dei due che ha il bisogno maggiore è il drogato, e l’altro assume il ruolo dello spacciatore. Quest’ultimo è quello che controlla il rapporto.
è una dinamica facilmente osservabile, perché in ogni relazione di solito c’è uno che ama di più e un altro che si limita a ricevere, ad approfittare di chi gli ha donato il suo cuore. è facile vedere come si manipolano a vicenda, tramite le loro azioni e reazioni, proprio come un drogato e uno spacciatore.
Il tossicodipendente, quello che ha il bisogno maggiore, vive con il timore costante di non ricevere la prossima dose d’amore.
Pensa: “Cosa farò se mi lascia?”. E tale paura lo rende possessivo. Diventa geloso ed esigente. Lo spacciatore comunque può sempre manipolarlo, dandogli dosi maggiori o minori, oppure negandogliele del tutto. La persona con il bisogno maggiore si arrende ed accetta di fare qualunque cosa pur di non essere abbandonata.
L’uomo della nostra storia continuava a spiegare a tutti perché l’amore non esiste.
“Ciò che gli uomini chiamano amore è solo una relazione basata sul controllo e sulla paura. Dov’è il rispetto? Dov’è l’amore che dichiariamo di provare? Non esiste.”
Le giovani coppie, davanti a un simulacro di Dio, e davanti alle loro famiglie e agli amici, si scambiano una quantità di promesse: di vivere insieme per sempre, di amarsi e rispettarsi l’un l’altro, di restare uniti nella salute e nella malattia. Promettono di amare e onorare l’altro… promesse e ancora promesse.
La cosa stupefacente è che credono davvero in ciò che promettono.
Ma dopo il matrimonio, dopo una settimana, un mese o alcuni mesi, le promesse vengono infrante una dopo l’altra.
Scoppia una guerra di potere, di manipolazione, per stabilire chi è il drogato e chi lo spacciatore. Pochi mesi dopo le nozze, il rispetto che avevano giurato di mantenere l’uno per l’altra è scomparso. Resta il risentimento, il veleno, il modo in cui si fanno male a vicenda, finché ad un certo punto, senza che se ne rendano conto, l’amore finisce.
I due restano insieme perché hanno paura di restare soli, temono i giudizi degli altri e anche i propri. Ma dov’è l’amore?
Quell’uomo sosteneva di conoscere molte coppie anziane che avevano vissuto insieme per trenta o quarant’anni, e ne erano molto fiere.
Ma quando parlavano del loro rapporto dicevano: “Siamo sopravvissuti al matrimonio”. Ciò significava che uno dei due a un certo punto si era arreso all’altro. La persona con la volontà più forte aveva vinto la guerra. Ma dov’era la fiamma che chiamavano amore? Si trattavano come una proprietà, l’uno dell’altro. “Lui è mio”. “Lei è mia”.
L’uomo spiegava senza fine tutte le ragioni per cui non credeva nell’esistenza dell’amore, e diceva: “Io ho già vissuto situazioni del genere e non permetterò più a nessuno di manipolare la mia mente, di controllare la mia vita in nome dell’amore”.
Le sue argomentazioni erano logiche e convincevano molte persone.
Poi un giorno, mentre quell’uomo camminava in un parco, vide una bella donna in lacrime seduta su una panchina. Si incuriosì e avvicinatosi le chiese se poteva aiutarla.
Potete immaginare la sua sorpresa quando lei rispose che piangeva perché aveva scoperto che l’amore non esiste.
L’uomo disse: “Stupefacente. Una donna che non crede nell’esistenza dell’amore”.
Naturalmente volle subito sapere qualcosa di più.
“Perché dici che l’amore non esiste?” chiese.
“E’ una lunga storia” rispose lei. “Mi sono sposata molto giovane, piena di amore e di illusioni. Credevo che avrei condiviso tutta la vita con mio marito. Ci giurammo reciprocamente fedeltà e rispetto e creammo una famiglia. Ma presto tutto cambiò. Io ero la moglie devota che si occupava della casa e dei bambini. Mio marito continuò a seguire la sua carriera. Il suo successo e la sua immagine esteriore per lui erano più importanti della famiglia. Smise di rispettarmi e io smisi di rispettare lui. Ci facemmo del male a vicenda e un giorno scoprii che non lo amavo più e che neppure lui mi amava. Ma i bambini avevano bisogno di un padre e quella fu la scusa che adottai per non lasciarlo, facendo anzi di tutto per sostenerlo.
Ora i bambini sono diventati adulti e se ne sono andati. Non ho più scuse per restare con lui. Tra noi non c’è rispetto né gentilezza. So anche che se trovassi un altro sarebbe la stessa cosa, perché l’amore non esiste. Non ha senso cercare ciò che non esiste e per questo piango”.
L’uomo la comprendeva benissimo. L’abbracciò e disse: “Hai ragione, l’amore non esiste. Lo cerchiamo, apriamo il nostro cuore, ci rendiamo vulnerabili e troviamo solo egoismo. Questo ci fa del male anche quando pensiamo di esserne usciti indenni. Non importa quante volte ci proviamo, accade sempre la stessa cosa. Perché allora continuare a cercare l’amore?”.
Erano così simili che diventarono grandi amici.
Il loro era un rapporto meraviglioso. Si rispettavano e nessuno dei due cercava di prevalere sull’altro. Ogni passo che facevano assieme li rendeva felici. Tra loro non c’era invidia né gelosia, non c’era controllo né possesso.
La relazione continuava a crescere. Amavano stare insieme, perché si divertivano molto. Quando erano soli ciascuno sentiva la mancanza dell’altro.
Un giorno, mentre l’uomo era fuori città, gli venne un’idea assurda.
“Forse ciò che sento per lei è amore”, pensò.

“Ma è così diverso da ciò che ho provato in passato. Non è ciò che dicono i poeti, o la religione, perché io non mi sento responsabile per lei. Non le chiedo nulla e non ho bisogno che si occupi di me. Non sento la necessità di incolparla dei miei problemi. Insieme stiamo bene e ci divertiamo. Io rispetto il suo modo di pensare e lei non mi mette mai in imbarazzo. Non mi sento geloso quando è con altri e non invidio i suoi successi. Forse l’amore esiste davvero, alla fine, ma non è ciò che tutti credono che sia”.
Non vedeva l’ora di tornare a casa e parlare con la donna, per raccontarle dei suoi strani pensieri. Appena cominciarono a parlare, lei disse: “So esattamente a cosa ti riferisci. Forse dopotutto l’amore esiste, ma non è ciò che pensavamo che fosse”.
I due decisero di diventare amanti e di vivere insieme, e sorprendentemente le cose tra loro non cambiarono. Continuavano a rispettarsi e a sostenersi e l’amore cresceva sempre di più.
Anche le cose più semplici li facevano gioire, perché si amavano ed erano felici. Il cuore dell’uomo era così pieno d’amore che una notte accadde un grande miracolo. Era intento a guardare le stelle e ne vide una bellissima. Il suo amore era così forte che la stella scese dal cielo e finì nelle sue mani. Quindi accadde un altro miracolo e la sua anima si fuse con la stella.
La sua felicità era intensa, e andò subito dalla donna per mettere la stella nelle sue mani. Non appena lo fece, lei ebbe un momento di dubbio: quell’amore era troppo forte. Non appena quel pensiero le attraversò la mente, la stella le cadde di mano e si ruppe in un milione di pezzi.
Ora c’è un vecchio che gira per il mondo giurando che l’amore non esiste.
E in una casa c’è una donna anziana che aspetta un uomo, versando lacrime amare per il paradiso che aveva tenuto tra le mani, perdendolo in un momento di dubbio.
Questa è la storia dell’uomo che non credeva nell’amore.
Di chi fu l’errore? Cosa non funzionò?
Fu l’uomo a sbagliare, pensando di poter dare alla donna la sua felicità.
La sua felicità era la stella e l’errore fu quello di mettere la stella nelle mani della donna.
La felicità non viene mai dal di fuori.
L’uomo era felice per tutto l’amore che proveniva da se stesso.
La donna era felice per tutto l’amore che proveniva da lei.
Ma appena lui la rese responsabile della propria felicità, lei ruppe la stella, perché non poteva farsi carico della felicità di un altro essere.
Indipendentemente da quanto lo amasse, non avrebbe potuto renderlo felice, perché non poteva sapere ciò che lui aveva in mente, non poteva conoscere le sue aspettative, i suoi sogni.
Se prendete la vostra felicità e la mettete nelle mani di un’altra persona, prima o poi quella persona la distruggerà.
Se la felicità invece vive dentro di voi, siete voi ad esserne responsabili.
Non possiamo rendere nessuno responsabile della nostra felicità, ma quando andiamo in chiesa e ci sposiamo, la prima cosa che facciamo è quella di scambiarci gli anelli.
Mettiamo la nostra stella nelle mani dell’altro, sperando che ci renda felici e che noi renderemo felici lui, o lei.
Ma indipendentemente da quanto amate un’altra persona, non sarete mai ciò che quella persona vuole che siate.
Questo è l’errore che quasi tutti facciamo fin dall’inizio.
Basiamo la nostra felicità sul partner.
Trovate la vostra stella e tenetela nel cuore… sarà la sua luce a trasmettere l’amore… perché…

L’AMORE ESISTE!

Per una cara amica..(bellissima da dedicare ad una persona speciale)

13078_765442590190969_7835876336505192519_nSe potessi trovare una parola, un gesto, una canzone…
una cosa qualsiasi per poterti sollevare l’anima, per cambiare le cose che non vanno, per vederti sorridere, non solo con la bocca ma anche con gli occhi, per vederti FELICE, totalmente, senza macchie senza preoccupazioni, senza quel piccolo dolore insistente nel cuore, sarei disposta anche ad andare in un posto lontano magari a prendere una pianta per estrarre una tisana che ne so?
Invece non posso fare proprio niente, niente di niente, se non farti sentire che ti voglio bene e che se sei triste tu son triste anch’io nonostante le mie pagliacciate e la mia allegria apparente, che per fortuna maschera quel senso di impotenza che ho e che mi fa sentire così inutile quando le persone a cui voglio bene sono giù ed io non posso farci nulla!
(F. Noviello)

LA LEGGENDA DELLE PALLE DELL’ALBERO DI NATALE

10429402_610014035794114_6407023372570516766_nUn artista di strada molto povero si trovava a Betlemme qualche giorno dopo la nascita di Gesù. Voleva andare a trovare il Bambinello, ma non aveva niente da portargli. Poi, gli venne in mente un’idea. Poteva fare quello che gli riusciva meglio: il giocoliere! Così, si recò da Gesù e, con la sua arte di far volteggiare in aria tante biglie dai bei colori, lo fece ridere.
Fu da quel giorno che, per ricordarci di Gesù Bambino e delle sue risate, si appendono le palline colorate all’albero di Natale.
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RIFLESSIONE: L’ALBERO DI NATALE

10365997_610009969127854_8902421441044341654_nL’Albero di Natale, di origine nordica, con il suo verde, con le sue luci e con i suoi regali è diventato anche da noi simbolo bello e ricco della nascita di Gesù Redentore e della sua presenza nel mondo. È sempreverde: il suo colore richiama la speranza che Gesù è venuto a seminare nella storia umana e la continua novità della bella notizia. “Pastori, non temete; ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di David il Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,10-12). L’Albero di Natale viene dall’alto delle montagne, per ricordarci che il Figlio di Dio “per noi e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. È un albero e il suo legno come non può non richiamarti la Croce, che segna tutta la vita del Signore, dalla mangiatoia alla sua morte sospeso al legno per attirare tutti a sé, come non può non richiamarti l’Albero della Vita del Paradiso terrestre? È carico di regali e di doni avvolti in fili dorati: richiama la grazia abbondante che la benignità del nostro Dio è venuta a portarci, con il perdono dei peccati e la vita nuova di figli di Dio. Natale è festa dei doni, frutto d’amore, ma soprattutto, è la celebrazione del Dono di Dio Padre all’umanità: Cristo, suo Figlio, nostro Signore. L’Albero di Natale è luminoso di luci splendenti e variopinte: Gesù è la luce del mondo; chi lo segue non cammina nel buio, ma conosce la verità di Dio: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv 14,9), e dell’uomo: “Nel mistero del Verbo incarnato si svela il mistero dell’uomo e chi lo penetra diventa più uomo”. L’abete è eretto, a punta, come una freccia verso il cielo, per ricordarci che abbiamo una dimensione celeste e divina e un destino eterno e immortale. Gesù è venuto per ricondurci al Padre. Spesso è coperto di neve candida, perché Cristo è nato da Maria Vergine e ama i puri di cuore e gli operatori di pace. “Pace in terra agli uomini, perché Dio li ama” (Lc 2,14). Se non significa Gesù, l’albero di Natale perde la sua gioia e il suo splendore: segna una festa senza il festeggiato. Per noi non esiste albero di Natale se non fa da tetto al presepio. Con l’albero di Natale e, soprattutto, con la bontà che la Grazia di Dio diffonde nei cuori, la casa dei cristiani diventa -per così dire- trasparente e anche le stelle e gli Angeli partecipano alla Festa.
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Dedicata a tutti i bambini!!! LA STORIA DI BABBO NATALE

1476087_611405652321619_3156998564604514807_nIl giorno in cui San Nicola (Santa Claus), con la sua veste rossa di vescovo, è salito al Cielo si è fatta per lui una grande festa. San Nicola è felice, ma ogni tanto ripensa con nostalgia agli occhi delle persone che aveva conosciuto e aiutato quando era sulla Terra. Il 24 dicembre, Gesù lo chiama e sorridendo gli chiede se, quella stessa notte, potesse sostituirlo nella distribuzione dei regali ai bambini sulla Terra. San Nicola accetta immediatamente, ben felice. Il buon santo comincia a pensare, guardando la Terra dalle nuvole. È un po’ preoccupato, perché in molte parti della Terra, la Vigilia di Natale, c’è la neve e muoversi è difficoltoso: come fare per raggiungere tutti i bambini in una sola notte? Ha un’idea: “Ci vorrebbe una slitta, con almeno otto renne! La slitta è adatta alla neve e al ghiaccio e le renne sono robuste e resistono al freddo. Magari potrebbero anche volare! Ma come mi proteggerò dal freddo?”. Grazie al suo senso pratico, subito cuce ai bordi della veste e del copricapo alcune strisce di una calda e morbida pelliccia bianca. Poi, tutto contento, torna da Gesù per chiedergli un “permesso speciale” per far volare le renne…, ma solo la notte di Natale! San Nicola, dopo avere avuto gli indirizzi dei bambini della Terra, chiama gli Angeli per aiutarlo a caricare i tantissimi regali sulla slitta. Alla fine, parte sfrecciando nel cielo. Gesù lo vede tornare all’alba del 25 dicembre e gli domanda com’è andata. “Benissimo”, risponde San Nicola: “I regali sono stati consegnati tutti!”. Gesù è soddisfatto e gli risponde: “Ottimo lavoro! D’ora in poi sarai tu a portare i regali ai bambini della Terra, la sera della Vigilia di Natale!”.
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